E’ durata appena tredici secondi l’aggressione di un gruppo di cinque giovanissimi ai danni del 18enne Bruno Petrone.
Dalle “mazzate” alle coltellate che potevano risultargli fatali: scene pulp, emerse da un video acquisito dai carabinieri, atto di accusa numero uno per ricostruire la responsabilità del tentato omicidio del giovane calciatore.
A rivelare i dettagli di quanto avvenuto quella notte, Il Mattino.
Bruno Petrone accoltellato a Chiaia, spunta il video dell’aggressione al 18enne
Gli aggressori in cinque e arrivano in via Bisignano in sella a due scooter. Parcheggiano i mezzi al lato della strada e danno inizio a una sorta di farsa: tra saluti e baci e abbracci vari, c’è chi punta direttamente all’obiettivo, ossia Petrone. È l’una di notte passata: cinque sono gli indagati, e tutti minorenni, di cui quattro in cella (in un istituto minorile) e uno a piede libero, al termine di una indagine lampo dei carabinieri.
Questa mattina i quattro indagati, che dovranno rispondere di tentato omicidio, busseranno alla porta del Riesame per ottenere due cose: il passaggio dal carcere ai domiciliari e il permesso di continuare a frequentare l’anno scolastico, nel tentativo di salvare il proprio percorso di studi.
Tornando all’aggressione, si tratta di pochi, pochissimi attimi. A muoversi per primo in direzione di Bruno Petrone è il più giovane di tutti: ha appena 15 anni. Mette la mano nella tasca del giubbino, non esita ad estrarre il coltello e a colpire Petrone. Prima al petto, poi all’altezza dell’addome. Colpi tanto profondi da provocare un intervento chirurgico di emergenza, culminato poi con la asportazione della milza.
E Bruno prova a difendersi, a mani nude: sono in cinque ad aggredirlo, e lui è costretto a vedersela da solo. Riesce a fronteggiare l’aggressione dei propri rivali, tanto che il tafferuglio a un certo punto si esaurisce: Bruno è rimasto solo adesso, mentre porta la mano all’altezza del cuore. Pochi istanti e il ragazzo si accascerà al suolo, in attesa dell’ambulanza.
Dalla testimonianza di Petrone alle prime confessioni
Nel corso della nottata, Bruno proverà a rimanere vigile per tutto il tempo prima dell’intervento dei medici: “Non ho chiuso gli occhi fino a quando mi sono trovato in sala operatoria”, dirà nel corso di un’intervista rilasciata a Il Mattino. Ed è poco prima di entrare nel reparto di chirurgia dell’ospedale San Paolo, che la vittima dell’aggressione avrà modo di svelare almeno un paio di nomi del branco.
Pochi attimi dopo l’aggressione, quelli del branco scappano. Si ritrovano in zona Sant’Eframo Vecchia e inizia lo scarica barile: il 15enne ha gettato il coltello in un tombino, ma c’è chi lo incalza con le domande e gli vibra alcune domande: “ma cosa hai fatto? Così ci hai rovinato!”. Poche ore dopo il primo a presentarsi ai carabinieri è un 17enne. Confessa. Ironia della sorte, si tratta dello stesso ragazzino a casa del quale qualcuno, appena lunedì scorso, ha appiccato il fuoco all’esterno della porta di casa.
Oggi la parola al Riesame: difesi dai penalisti Caterina Amodeo, Maria Angela Covelli, Mirko Montesarchio e Domenico Pennacchio, questa mattina quattro dei cinque aggressori si ritroveranno dinanzi al Riesame, con una doppia speranza: tornare a casa e ricominciare a studiare.

