Ricoveri sospetti e certificazioni mediche false per ottenere le scarcerazioni degli esponenti di spicco dell’Alleanza di Secondigliano e di altre organizzazioni. Ci sono anche queste accuse contro 4 persone ritenute legate al clan Contini. Stamattina i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 4 persone.
Sono dunque ritenute gravemente indiziati dei reati di associazione di tipo mafioso aggravata dal carattere armato, corruzione, falsa testimonianza, false dichiarazioni all’autorità giudiziaria, falsità ideologica in atti pubblici, trasferimento fraudolento di valori, accesso abusivo a sistemi informatici, tentata estorsione, estorsione, usura, riciclaggio e autoriciclaggio.
Le dichiarazione dei pentiti contro il clan Contini
Le indagini, partite dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, avrebbero consentito di accertare numerose e redditizie attività illegali condotte dagli affiliati al clan Contini all’interno dell’ospedale San Giovanni Bosco, rese possibili dalla forza intimidatrice del gruppo criminale. Il provvedimento è stato eseguito nei confronti di tre indagati, mentre per un quarto soggetto le operazioni sono tuttora in corso.
Il clan Contini teneva sotto controllo numerose attività dell’ ospedale San Giovanni Bosco. Questo è emerso dall’indagine del nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli (coordinata dal pm della Dda partenopea Alessandra Converso), che ha portato all’arresto di tre presunti affiliati ai Contini e di un avvocato.
L’Alleanza di Secondigliano infiltrata al San Giovanni Bosco, i nomi dei 72 indagati
