Venti chili di cocaina sottratti alla cosca e uno “sgarro” che si trasforma in vendetta esemplare. È uno dei passaggi più inquietanti emersi nell’inchiesta dei carabinieri e della Procura di Napoli che ha portato a nove arresti.
Secondo quanto ricostruito, la rapina dell’ingente carico di droga ai danni della cosca dei Nirta Strangio sarebbe stata messa a segno nell’aprile 2023 da esponenti del clan Vanella Grassi di Secondigliano. Uno “sgarro” pesantissimo nel codice criminale.
La reazione, stando alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, sarebbe stata brutale. I calabresi avrebbero ritenuto responsabile un altro uomo originario della Calabria. Quest’ultimo sarebbe stato torturato e poi ucciso in quella che viene descritta come una vera esecuzione punitiva.
Il video diffuso come monito
La parte più agghiacciante riguarda la diffusione delle immagini. Secondo quanto verbalizzato il 23 dicembre 2024 durante un interrogatorio, il delitto sarebbe stato ripreso e il video fatto circolare su una chat criptata frequentata da gruppi criminali, accessibile solo tramite dispositivi dedicati.
“Il video venne fatto girare pubblicamente sui criptati – ha riferito il collaboratore – in modo che tutti i gruppi criminali che stanno sulla piattaforma avessero la contezza che la ’ndrangheta non può essere impunemente truffata”.
Non solo una vendetta, dunque, ma un messaggio. Un avvertimento globale nel sottobosco delle organizzazioni mafiose.
L’inchiesta e i nove arresti
Lo “sgarro” e le sue conseguenze sono stati documentati nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura di Napoli e condotta dai carabinieri, culminata oggi in nove arresti. Gli investigatori hanno ricostruito la dinamica della rapina e i successivi sviluppi, facendo luce su un episodio che mostra la saldatura operativa tra gruppi criminali campani e calabresi nel traffico di stupefacenti.
Una storia che restituisce la fotografia di un sistema dove la violenza non è solo strumento di punizione, ma linguaggio pubblico, spettacolo intimidatorio destinato a circolare nei circuiti chiusi delle mafie.
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