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HomeCronacaPeggioramento nella notte, il piccolo Domenico è in coma: "Cervello compromesso"

Peggioramento nella notte, il piccolo Domenico è in coma: “Cervello compromesso”

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È stato un confronto lungo e complesso quello che ha riunito l’Heart Team all’ospedale Ospedale Monaldi di Napoli per valutare le condizioni del piccolo Domenico, il bambino ricoverato dopo aver subito il trapianto di un cuore “bruciato”. Al termine della riunione, il quadro clinico è stato giudicato ormai compromesso. Il dottor Carlo Pace Napoleone, tra i massimi esperti italiani di cardiochirurgia pediatrica, direttore al Regina Margherita di Torino, è stato raggiunto al telefono da Il Mattino mentre rientrava a casa in treno.

Alla domanda su cosa significhi concretamente l’esito del vertice, la risposta è netta: «Il bambino non è più candidabile. Né al trapianto, né ad altre terapie chirurgiche. Le condizioni sono troppo compromesse». Rispetto ai giorni precedenti, il peggioramento sarebbe stato significativo: «C’è stato un peggioramento generale. Nella notte ha avuto una crisi settica che ha ulteriormente destabilizzato l’emodinamica. E l’emorragia cerebrale è in corso: un intervento l’avrebbe potuta aggravare in modo irreversibile».

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Un eventuale intervento, dunque, non sarebbe stato sostenibile: «No. È in una situazione troppo avanzata. Non avrebbe tollerato un intervento così impegnativo. Il problema non è solo il cuore: è il quadro complessivo». Determinante, nella valutazione dei medici, la compromissione neurologica: «Sì. E purtroppo oggi dobbiamo prendere atto che c’è una compromissione importante. È in coma. È stata sospesa la sedazione in nottata per capire se fosse risvegliabile, ma stamattina non era contattabile».

Esclusa anche l’ipotesi del cuore artificiale: «Assolutamente sì. Con un’emorragia cerebrale in atto e un supporto extracorporeo già in corso, impiantare un Vad sarebbe stato insostenibile. Il rischio di spandimento ematico cerebrale è altissimo». La tragica conclusione: «Si può mantenere il supporto fino a un evento definitivo come un’aritmia fatale o un’emorragia massiva. Ma questa è una scelta che spetta ai colleghi e alla famiglia».

La decisione, maturata collegialmente, chiude dunque la strada a ulteriori opzioni chirurgiche, alla luce di un quadro clinico ritenuto ormai irreversibile.

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