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Scommesse clandestine per i clan, l’inchiesta vacilla: ordinanza annullata per il ras Carella

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Era accusato di due associazioni e di una tentata estorsione. Accuse pesanti che non hanno però retto dinnanzi al Riesame. E così il tribunale della libertà ha annullato l’ordinanza cautelare in carcere nei confronti di Luigi Carella, storico ras dei Licciardi per la zona del Berlingieri. Decisive si sono rivelate le argomentazioni dei suoi legali, gli avvocati Domenico Dello Iacono e Michele Caiafa, che hanno demolito l’impianto accusatorio spingendo il Riesame a rivedere la posizione di ‘a gallina annullando l’ordinanza a suo carico. Carella era stato arrestato nell’inchiesta che ha svelato l’alleanza tra il clan della Masseria Cardone e i Russo di Cicciano nel settore delle scommesse clandestine, gestito insieme dai due gruppi malavitosi: il ‘colonnello’ dei Licciardi figurava infatti tra gli indagati nella maxi inchiesta culminata nell’arresto di 44 persone due settimane fa. Un’indagine, condotta dai carabinieri, che ha permesso di scoprire il condizionamento mafioso in due comuni del Nolano. L’inchiesta della Dda, basata sulle indagini svolte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna, ha portato all’arresto di 44 persone. Per 34 indagati è stato disposto il carcere, mentre altri 10 sono finiti ai domiciliari. Il provvedimento, firmato dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale Antimafia, contesta a vario titolo i reati di associazione mafiosa, estorsione, tentata estorsione, esercizio abusivo del gioco e delle scommesse, e soprattutto scambio elettorale politico mafioso, reati aggravati dal metodo mafioso.

La tentata estorsione ad un garage

Per Carella si tratta della seconda buona notizia in poche settimane. Il ras recentemente ha infatti ottenuto un consistente sconto di pena per una tentata estorsione aggravata risalente al 2021: secondo quanto emerso dalle indagini Carella, su mandato diretto di Maria Licciardi,(arrestata il 7 agosto 2021 nell’aeroporto di Ciampino, mentre si stava recando all’estero, e oggi detenuta al carcere duro) avrebbe costretto il proprietario di un garage di Secondigliano a pagare il pizzo. Il clan della Vanella aveva imposto una tangente da 15mila euro al titolare dell’esercizio commerciale poi ridotti a 3mila grazie alla mediazione di Carella, e quindi della famiglia Licciardi, che mirava all’acquisizione delle quote societarie del garage. In appello il quadro è stato ribaltato grazie alle argomentazioni dei legali di Carella, gli avvocati Michele Caiafa e Giuseppe Biondi (nel collegio difensivo anche Francesca Paesano) che hanno ottenuto una rideterminazione della pena grazie al riconoscimento della continuazione con altra sentenza rispetto alla quale Carella aveva già espiato oltre 11 anni. Quindi, dinnanzi alla Corte d’Appello di Napoli (IV sezione), per effetto di tale ricalcolo Carella ha rimediato solo 4 anni ma rispondeva per tre capi di imputazione, oltre a tentata estorsione anche estorsione e capo e promotore di associazione.

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